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Se Amed incrocia le braccia

Due cose note:
1) il braccio destro di Silvio Berlusconi si chiama Marcello Dell’Utri, condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa;
2) fino al 1976, stalliere di Silvio Berlusconi era Vittorio Mangano, “testa di ponte dell’organizzazione mafiosa del nord Italia” secondo le parole di Paolo Borsellino, ma uomo dal “comportamento eroico” secondo il suo ex datore di lavoro.

Due cose note, ma che è bene ricordare per capire perché nel “pacchetto Insicurezza” varato dal governo in febbraio, il tema della criminalità organizzata arrivi solo dopo centinaia di norme contro tutto e tutti. E questo proprio quando gli analisti stimano che il giro di affari della Mafia Spa abbia sfondato quota 130 miliardi di euro, l’8% del PIL.

Poco male, tanto con chi prendersela si sa. Gli immigrati li hanno fatti apposta.
Anche quando i dati confermano senza tema di smentita quello che noi andiamo sostenendo da anni, e cioè che la criminalità è in continuo declino, stupri compresi, scesi nel solo 2008 addirittura dell’8,4% (da 5062 a 4.637, il 60% per mano di italiani).
A dare un quadro generale è uno studio del ministero dell’interno: “a un 5% di immigrati regolari in Italia è ascrivibile un tasso del 5% di criminalità, con un rapporto tra le percentuali pari a quello rilevabile per i reati commessi da cittadini italiani.
La criminalità si concentra, dunque, per quanto riguarda gli immigrati, nel mondo degli irregolari”.

Se gli immigrati delinquono quanto gli italiani, però, lavorano molto di più. Parola di Sergio Bontempelli, portavoce di Africa Insieme a Pisa. “150 miliardi di euro, a tanto ammonta la ricchezza prodotta in Italia dai lavoratori immigrati: il 10% del PIL. Sono solo il 7% della popolazione ma il 13% degli occupati, con mansioni nell’85% dei casi di carattere esecutivo, quelle che i lavoratori italiani non vogliono svolgere più.
Se tutti i lavoratori stranieri “incrociassero le braccia”, si avrebbe una paralisi totale dell’economia, a partire dai servizi alle famiglie (dove la componente straniera raggiunge il 67%), ma anche nell’agricoltura (20,9%), nell’edilizia (19,7%) , nel turismo (20,9%) e nell’industria (12,9%) “. Insomma, dati alla mano, nel nostro paese l’immigrazione più che creare problemi li risolve, soprattutto se vista in prospettiva.

Per dirla con Walker Joseph, delegato sindacale ghanese intervenuto dal palco centrale durante la manifestazione della CGIL del 4 aprile “Il futuro dell’Italia non esiste senza l’immigrazione, perché l’Italia nel 2050 avrà 22 milioni di anziani ultrasessantacinquenni. Senza lavoratori immigrati l’Italia non sarà più in grado di produrre”.

Altro che emergenza dunque, l’immigrazione, c’è da augurarselo, è ormai un fenomeno ineluttabile, un fenomeno da gestire. C’è da augurarsi solo che ai piani alti non si faccia un cinico calcolo politico. Perché nel 90% dei casi chi diventa clandestino non viene rimpatriato, e, non potendo lavorare regolarmente, diventa manodopera a basso costo per criminalità ed economia sommersa.
Proprio quello che serve per instaurare una vera e propria guerra tra poveri: sui posti di lavoro, perché serve a giustificare lo smantellamento dei diritti acquisiti dai lavoratori italiani o comunque regolari; nella società, perché serve a giustificare ogni sorta di stretta repressiva.

Edoardo Prediletto

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