Giovani Comunisti Pisa
E’ innegabile: dall’aprile 2008, in tutta Italia, i gruppetti di esaltati che si richiamano esplicitamente al fascismo hanno preso gallo. E chi ne fa le spese sono sempre i diversi o coloro ritenuti “pericolosi” per i valori nostrani. Immigrati, omosessuali, attivisti di centri sociali e partiti politici di sinistra, sono stati colpiti sia fisicamente sia simbolicamente nelle loro sedi. E a dire che i “bambini rom devono essere eliminati, perché tanto da grandi saranno delinquenti”, non si fa più peccato. L’argine culturale è rotto, certe pratiche sono sdoganate e l’impunità è pressoché certa. Il problema assume una valenza drammatica nei bacini elettorali della Lega Nord o di Alleanza Nazionale, si pensi alle ronde a Padova, alle dichiarazioni del Sindaco Gentilini a Treviso e alle violenze neofasciste a Roma e Latina. Ma anche una città tradizionalmente rossa come la nostra non è del tutto immune. Qualche esempio:
24/10/2008 – IL RISVEGLIO: una bomba carta viene lanciata contro lo Spazio Antagonista Newroz. L’atto è rivendicato sull’aula autogestita AM1: “vi è piaciuta la botta?”; la firma è “Fiamme Nere”, accompagnata da una sempreverde croce celtica.
26/11/2008 – UNA NOTTE DI PASSIONE: alcuni attivisti di Rebeldia vengono rinchiusi dentro il centro sociale con un lucchetto al grido di “viva il Duce”; il graffito sul muro esterno del Newroz viene imbrattato e il cancello divelto.
11/12/2008 – AL FUOCO: è la vigilia dello sciopero generale, viene incendiato il portone della Federazione di Rifondazione Comunista: pochi danni e una sicurezza, oltre che essere fascisti sono pure cialtroni.
E poi ancora: l’incendio alle baracche al campo nomadi delle Bocchette, i presidi della Lega Nord contro i rom alloggiati all’ex asilo di Ghezzano, la richiesta da parte di gruppi di destra per poter organizzare delle ronde nel territorio pisano.
Ora, non è che vogliamo lanciare un allarme “squadrismo” a Pisa. Ma una riflessione sul clima politico che ha reso tutto ciò possibile andrà pur fatta. Perché gruppetti di rincoglioniti in giro ce ne sono sempre stati, ma la città ha sempre risposto indignata. Oggi questa indignazione sembra diventata prerogativa delle sole forze organizzate di sinistra. Fascisti dichiarati hanno organizzato banchetti per la vendita del pane contro il carovita, hanno distribuito volantini contro i migranti ambulanti, ma la reazione si è limitata al classico epiteto: SO’ RAGAZZI. E l’amministrazione è troppo occupata a pubblicizzare il decreto antiborsoni e le nuove telecamere sparse per la città per contrastare il fenomeno.
In questo contesto l’anomalia italiana, che vede una destra al governo che non deve dichiararsi antifascista, ma può ammettere di non conoscere la storia dei fratelli Cervi e di ironizzarci sopra, diviene normalità. Come scriveva lo storico Portelli in un editoriale del Manifesto “il fascismo non ha più bisogno di tradursi in politica, è diventato senso comune”.? Ecco perché ancora oggi, forse soprattutto oggi, c’è bisogno di antifascismo.
