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Verso le europee, contro la crisi

Paolo Ferrero *

Come diciamo da mesi questa crisi è una crisi “costituente”, che cambierà il volto dell’Italia. Una crisi del sistema capitalistico, ingenerata dalla finanziarizzazione dell’economia e dalla compressione della massa salariale, una crisi di sistema da cui non è possibile uscire senza profondi sconquassi del sistema stesso. Negli Stati Uniti Obama sta dando una risposta che rompe decisamente con le politiche reaganiane: far pagare più tasse ai ricchi per costruire un sistema sanitario nazionale.

In Italia il governo, riproponendo in pieno il programma della P2, sul piano istituzionale lavora per scardinare la Costituzione, sul piano sociale, invece, per la distruzione del sindacato di classe. E il tutto senza ombra di opposizione in parlamento.

In questo contesto noi abbiamo lavorato e lavoreremo alla ripresa del radicamento sociale del partito.
Occorre organizzare una discussione sulle cause della crisi e sulle modalità di uscita su tutto il territorio. Occorre organizzare e coordinare coloro che perdono il lavoro. Occorre costruire risposte collettive a drammi che altrimenti vengono vissuti come individuali. Mi pare che per ora la discussione tocchi soprattutto gli addetti ai lavori. Occorre estendere l’iniziativa al di fuori dei recinti di chi già fa politica.

Posso sbagliarmi, ma alle iniziative di lotta nate dopo l’onda studentesca, mi sembra partecipino soprattutto i lavoratori organizzati sindacalmente. I giovani, i lavoratori precari che operano nelle piccole e piccolissime imprese, così come i disoccupati, sono sostanzialmente estranei a queste mobilitazioni. Occorre avanzare una proposta unificante, che dentro la crisi ricostruisca l’unità tra lavoratori e disoccupati, tra nord e sud del paese. Fino ad ora abbiamo proposto la generalizzazione della cassa integrazione a tutti coloro che perdono il posto di lavoro. Si tratta di una parola d’ordine giusta ma non sufficiente. Propongo di costruire da subito una campagna di massa per il salario sociale per i disoccupati.

Infine occorre affrettare la costruzione di una lista unitaria per le europee che unifichi la sinistra anticapitalista e comunista su una proposta di uscita da sinistra dalla crisi. Abbiamo sempre detto che il terreno europeo è il terreno su cui agire la proposta dell’alternativa; questo è tanto più vero oggi, nella crisi; per questo diciamo che la lista deve rafforzare la sinistra anticapitalista in Europa e quindi il Gue, il gruppo unitario della sinistra in Europa. Proponiamo di partire dal simbolo di Rifondazione Comunista e vogliamo – nel rispetto della dignità di ogni soggetto – aggregare tutti i partiti, le associazioni, i movimenti che su questa prospettiva anticapitalistica di uscita a sinistra dalla crisi vogliono spendersi. La costruzione di una lista unitaria della sinistra anticapitalista e comunista, in cui tutti si possano riconoscere, è un progetto necessario e a portata di mano. Occorre farla e Rifondazione Comunista propone di farla rapidamente, evitando ogni settarismo e ogni inutile polemica.

* – segretario PRC-

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