Gli americani la chiamano Housing Bubble. E’ la bolla edilizia, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sarà per la scarsa dimestichezza con l’inglese, ma i nostri amministratori sembrano non averla ancora compresa. E così si ostinano a riproporre un modello di sviluppo vecchio di 50 anni e che oggi è arrivato al capolinea. “Le mani sulla città” in salsa pisana, 50 anni dopo.

Della Saint-Gobain abbiamo già parlato. Rinfreschiamoci la memoria. Laddove un tempo si produceva vetro di alta qualità, sorgeranno 8 palazzi di 7 piani: 400 appartamenti nuovi di zecca. Un quinto dei 2000 previsti per l’intera città. Nonostante i residenti calino di anno in anno, e nonostante gli oltre 3500 appartamenti sfitti. Qualche esempio?
Il primo è lo stabile Ex-Enel, sui lungarni. A ricostruirne la storia ci si imbatte in tutti i Big della speculazione del belpaese. Nel novembre 2004 se lo compra Zunino, insieme ad altri 8 immobili ex Enel, che rivende appena 15 mesi dopo mettendosi in tasca circa 80 milioni di Euro. Il nuovo acquirente si chiama Danilo Coppola, il capofila dei “furbetti del quartierino”, arrestato nel 2007 con l’accusa di associazione a delinquere, rimpiego di capitali di provenienza illecita, appropriazione indebita, falso ideologico ed evasione di imposte per circa 70 milioni di euro. Una personcina per bene. Passano altri due anni e l’immobile diventa di proprietà del braccio finanziario della famiglia Agnelli. Passaggi che noi non vediamo, quello che noi vediamo sono le solite porte blindate e l’abbandono.
L’altro esempio è l’ex mattonaia, in pieno centro. Costruita nel lontano 1984 con i soldi trattenuti dalle buste paga dei lavoratori, doveva diventare un esempio di edilizia popolare di qualità. Non è mai stata inaugurata. E nel 2008 il comune ha espresso l’intenzione di trasformarla in un albergo di lusso. Proprio ora, nel mezzo di questa crisi che ha messo sul lastrico centinaia di famiglie che non riescono più a pagare l’affitto, tant’è che per la prima volta nella storia della repubblica la morosità è diventata la prima causa di sfratto.
E se da Pisa ci spostiamo nella provincia, la musica è sempre la stessa. A Volterra ad esempio di nuove case se ne costruiranno ben 765, quasi tutte in terreni geologicamente instabili, senza un piano adeguato per la viabilità, senza regole precise….così, un po’ alla cazzo di cane. E’ quanto previsto dal piano strutturale, in un comune che supera appena i 10 mila residenti, e che ha vissuto un declino demografico costante dal dopoguerra ad oggi. Un comune dove giacciono abbandonati gli stabili di un manicomio che ospitava oltre 4000 pazienti, una città.
Ma l’idea che a farci uscire dalla crisi sarà un nuovo, sterminato mare di cemento, è bipartisan. Il piano casa del governo insegna. E soprattutto insegna Milano, con l’expo 2015. E’ l’utopia della “metropoli verticale”, 100 grattacieli per 700 mila nuovi milanesi, che non si sa perché dovrebbero abbandonare le 200 piccole cittadine della provincia per trasferirsi nell’invivibile e costosissima Milano. Citando un’articolo di Bruno Casati su Liberazione, “per convincerli a questo esodo biblico ci vorrebbe Pol Pot”. E anche qui, in una città che vanta circa 80 mila appartamenti sfitti, buona parte dei quali di proprietà pubblica. Appartamenti che l’ALER (azienda lombarda edilizia popolare) non solo non riqualifica direttamente, ma che addirittura impedisce a terzi di ristrutturare. E’ il caso della Cooperativa DAR-CASA, che da anni, basandosi sul lavoro volontario dei suoi soci (tra cui Piero Basso, nipote di Lelio Basso), non fa altro che prendere in concessione gli appartamenti sfitti, rimetterli in sesto, per poi riaffittarli a un canone che è molto più alto di quello standard delle case popolare, ma che comunque non ha niente a che vedere con i prezzi di mercato di Milano. Una storia che negli ultimi 15 anni si è ripetuta per circa 150 volte, con soddisfazione piena di tutte le parti. “Ma nonostante si sia dimostrato che questo modello funziona, senza aver mai speso un euro di soldi pubblici, da qualche anno non riusciamo più a rinnovare questo tipo di convenzioni” ci racconta Sergio D’Agostini, presidente di DAR-CASA. D’altronde, mettere insieme l’utopia della “metropoli verticale” e l’azione dal basso di chi si batte per il diritto alla casa non è semplice.
Il bello è che tutto questo viene fatto in nome di un’expo dedicata alla sostenibilità ambientale, come recita il logo: “nutrire il pianeta, energia per la vita”.
La domanda a questo punto è: ma chi si comprerà tutto questo ben di Dio? Una parte senz’altro andrà a quei ceti che il governo Berlusconi ha deciso di premiare permettendogli di tornare beatamente ad evadere il fisco. E il resto? In America si ricorreva ai mutui subprime, i mutui concessi senza alcuna garanzia. Poi un bel giorno il costo del denaro è tornato a crescere, le rate del mutuo sono schizzate alle stelle e i soldi per ripagare i debiti le famiglie non li avevano più. E’ roba di un anno fa, non del diciannovesimo secolo. E allora perché tanta insistenza? Basterebbe guardare dentro ai bilanci di colossi come la Risanamento del semprepresente Zunino o la Pirelli Real Estate. Dalla designazione di Milano come sede dell’Expo ad oggi, ci sono aree di loro proprietà che si sono già rivalutate del 300%. Oppure basterebbe chiedere ai giganti delle costruzioni (Impregilo, Caltagirone, Astaldi) quanto pensano di incassare dal monte di commesse che dai 4 miliardi iniziali è già lievitato oltre quota 15 miliardi. O quanto pensa di incassare la ‘ndrangheta, che nel frattempo ha fatto di Milano la sua vera capitale. D’altronde, come ha scritto la Direzione nazionale anti-mafia nella sua ultima relazione “gli interessi in gioco con l’Expo 2015 sono maggiori persino di quelli ipotizzabili dalla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina”. Il sostegno popolare poi è garantito dalla promessa di 70 mila nuovi posti di lavoro. Peccato siano lavori a termine, che svaniranno insieme ai cantieri. E peccato che dopo la brillante trovata del governo Berlusconi di cancellare il testo unico sulla sicurezza, lavorare in quei cantieri diventerà uno sport estremo. Italia ‘90 insegna. Forse è anche per questo che l’archistar Gregotti in tempi non sospetti ha lanciato la sua crociata: questa Expo non s’ha da fare, meglio rinunciare, questi amministratori non sono all’altezza.
Paradossi dell’economia di predazione, dove non si puo’ festeggiare neanche quando una città, una volta tanto, riesce ad accaparrarsi una montagna di quattrini da investire sul suo territorio. Forse è anche per questo che Pasolini nel ‘56 scriveva:
Piange ciò che era
area erbosa, aperto spiazzo, e si fa
cortile, bianco come cera,
chiuso in un decoro ch’è rancore;
ciò che era quasi una vecchia fiera
di freschi intonachi sghembi al sole,
e si fa nuovo isolato, brulicante
in un ordine ch’è spento dolore
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