La Val di Cecina è un territorio montano, con una tendenza pluridecennale al decremento demografico e con collegamenti particolarmente infelici.
L’industria qui è sempre stata legata allo sfruttamento delle risorse naturali: geotermia, boro, salgemma. Un’industria gestita da gruppi pubblici o quasi: Enel, Eni, Salina di Stato. Poi un bel giorno la moda liberista è arrivata fino a qua: privatizzare tutto, privatizzare subito. Una catastrofe.

L’Enel, che sfrutta una risorsa energetica rinnovabile e che , oltre a fornire teleriscaldamento a molti comuni, produce il 25 per cento dell’energia elettrica toscana, è stata fatta a pezzetti. Da 1.500 gli addetti sono diventati 700. E nonostante la geotermina continui a generare utili in quantità, sul territorio si investe poco o niente.
Le due imprese chimiche del gruppo ENI non se la passano meglio, 110 addetti contro i 280 dell’epoca d’oro. Lo stabilimento di Larderello è in mano a un gruppo privato ed è rimasto aperto solo per gestire la discarica di rifiuti speciali. Quello di Saline, che ricava cloro dal salgemma, è passato in mano a un gruppo di imprenditori locali. Anche qui, calo del personale e ricorso alla cassa integrazione, ovviamente dopo essersi intascati contributi pubblici a volontà.
Stessa musica per la multinazionale Smith International. Unica azienda ad essere sempre stata in mano ai privati, con I suoi 200 addetti produce scalpelli per le perforazioni minerarie. Dopo aver annunciato a più riprese nuove assunzioni, oggi ricorre massicciamente alla cassa integrazione.
Per non parlare poi della ex Saline di stato, già di proprietà dell’Azienda Monopoli di Stato e della multinazionale Solvay.
I giacimenti di salgemma erano in parte di proprietà dei monopoli e in parte della Solvay, che estrae materiale a un ritmo 20 volte superiore dell’azienda di stato e che trasporta 2 milioni di tonnellate/anno di sale verso Rosignano Solvay. Per fare ciò impiega oltre 6 milioni di metri cubi/anno di acqua e crea grossi problemi idrogeologici a tutto il territorio, senza lasciare praticamente niente in termini di occupazione. Poco più di 10 anni fa, con un contratto industriale che ebbe l’assenso preventivo delle istituzioni e dei parlamentari locali, la Solvay è diventata padrona anche dei giacimenti della Salina. L’accordo, tenuto nascosto per un po’, indignò la popolazione locale. A Volterra fu un terremoto politico. Ma avversione popolare, valutazioni negative sul piano ambientale, sentenze del TAR, delibere contrarie di alcuni comuni della Bassa Val di Cecina, rottura della maggioranza al Comune di Volterra (dove Rifondazione passò all’opposizione), non bastarono a far annullare l’accordo. Istituzioni locali e regionale hanno sempre trovato il modo di far rientrare dalla finestra quello che veniva cacciato dalla porta, un vero e proprio asservimento ai poteri forti. E chi sosteneva che fare questo bel regalo alla Solvay era l’unica strada per mantenere l’occupazione, oggi deve fare I conti con la crisi dell’Atisale (subentrata ai monopoli per effetto della privatizzazione), che dopo essersi liberata della maggior parte dei dipendenti, annuncia la cassa integrazione straordinaria di 24 mesi per 25 lavoratori su 55.
Queste le macerie che rimangono dopo il passaggio dello tsunami neoliberista. Nei suoi manifesti elettorali Andrea Pieroni incita: ANCORA DI PIU’. Speriamo sia solo uno scherzo!!!
Ascanio Bernardeschi
